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Cagliari, capitale del Mediterraneo
Cagliari - Il quartiere "STAMPACE".

Il quartiere Stampace è stata la zona residenziale per le famiglie benestanti della città dal periodo medievale. Il nome deriva dalla frase sta in pace, dato che era percorso dalla strada che portava al colle di Buoncammino dove si effettuavano le esecuzioni capitali. Alla destra del Palazzo Civico prendiamo Largo Carlo Felice, un bel viale alberato che ci porta in leggera salita fino alla piazza Yenne, dove si trova la pietra miliare che segna il punto di inizio della principale arteria sarda, la SS131 di Carlo Felice, ed una statua di Carlo Felice il re di Piemonte e Sardegna che la ha fatta realizzare.
Da piazza Yenne prendiamo via Azuni e troviamo subito la chiesa di Sant'Anna, edificata in stile tardo barocco piemontese da 1785 ed aperta al pubblico nel 1818. Internamente è maestosa, con una navata quasi ovale nel mezzo della quale si innalza una cupola ottagonale, che forma poi la crociera.
Prendendo la via Sant'Efisio sul lato sinistro della chiesa di Sant'Anna, passiamo accanto alla Cripta di Santa Restituta. La cripta è una grotta utilizzata come luogo sacro già in epoca preistorica, con testimonianze puniche, romane, paleocristiane, bizantine, basso medioevali e barocche. Al di sopra della cripta è stata edificata la chiesa dedicata a Santa Restituta, madre del vescovo di Vercelli Sant'Eusebio, martirizzata sotto Diocleziano. Il culto sarebbe nato in Africa e le reliquie sarebbero state portate nell'isola nel V secolo e raccolte in un vaso di terracotta per essere poi rinvenute nella cripta dove ora sono conservate solo nel 1614. Un'altra piccola cripta custodisce la colonna in pietra del martirio.
 
Proseguendo troviamo i resti del vecchio carcere e la chiesa di Sant'Efisio. La chiesa realizzata in stile barocco piemontese nel XVIII secolo probabilmente sopra una preesistente costruzione medievale, ha una modesta facciata e si sviluppa con una pianta rettangolare e con tre cappelle per lato. In essa sono conservati due simulacri del santo protettore della città: uno dello scultore Giuseppe Antonio Lonis e l'altro chiamato Sant'Efis Sbagliau (Sant'Efisio sbagliato) in quanto ha la palma del martirio sulla mano destra anziché sulla sinistra. Sotto la chiesa si trova la cripta dove si ritiene sia stato imprigionato Sant'Efisio prima del martirio subito a Nora. Nella sede dell'Arciconfraternita é conservato il tesoro del Santo, costituito dai numerosi ex-voto dei fedeli.

La statua del santo il 1° maggio viene portata in processione nella più significativa manifestazione religiosa della Sardegna, che si ripete ogni anno in scioglimento di un voto del 1657 per la fine della pestilenza che aveva colpito la città tra il 1652 ed il 1655. La festa, che ricorda il martirio del santo avvenuto sotto Diocleziano nel 303 a Nora, è esclusivamente religiosa, con una messa solenne nella chiesa dedicata al santo. Il simulacro del santo percorre quindi su un cocchio dorato le vie della città accompagnato da migliaia di persone e gruppi nei costumi tradizionali delle diverse località dell'isola, che lo seguono in processione partendo da Cagliari e facendo tappa in diverse località per arrivare fino alla chiesetta sorta sulla spiaggia di Nora sul luogo del suo martirio.

Ritornati su via Azuni, la percorriamo fino in fondo e ci troviamo di fronte alla grande chiesa e Sacrestia di San Michele, realizzata nella fine del seicento per volere di Giovanni Sanna vescovo di Ampurias per ospitare il noviziato dei Gesuiti. Rappresenta il principale esempio di rococò in Sardegna, ha un bel portico nella parte inferiore della facciata, ed è notevole all'interno il pergamo (pulpito) cinquecentesco che era nella chiesa di San Francesco in Stampace, demolita.

Dalla fine di via Azuni, svoltiamo a sinistra e prendiamo viale Fra Ignazio che sale verso il colle del Buoncammino. Qui troviamo l'ingresso dell'Orto Botanico dell'Università, un grande giardino all'aperto nel quale sono raccolte oltre 3000 specie vegetali sia autoctone che importate dai paesi più diversi, alcune rare anche nelle località di origine. Nato nel 1851 su iniziativa del professore di storia naturale Giovanni Meloni Baille ed inaugurato nel 1866, l'Orto Botanico si sviluppa in un'area di 5 ettari situata al centro dell'antica città romana, compresa fra l'anfiteatro romano e la villa di Tigellio che visiteremo tra breve, ed al suo interno sono presenti cisterne puniche e resti Romani tra i quali un pozzo che ha garantito da subito una facile irrigazione.

 
Quasi di fronte all'ingresso dell'Orto Botanico parte via Tigellio, che si sviluppa verso sud-est in direzione dell'antica necropoli punica occidentale, e che ci porta alle rovine della Villa di Tigellio, un'area signorile romana di epoca imperiale. E' un complesso di tre abitazioni che dovevano far parte di un unico quartiere. I resti più interessanti appartengono alla Casa del Tablino, così chiamata per gli affreschi che ornavano le pareti del tablino (la sala adibita ai ricevimenti), ed alla Casa degli Stucchi che deve il suo nome alle decorazioni che la abbellivano. Si vedono anche pochi resti di una terza abitazione. "La tradizione porta a ritenere che una delle ville sia appartenuta al musico e poeta cantante sardo Tigellio, protetto da Cesare ma fortemente osteggiato per la sua origine sarda da Cicerone e da Orazio. E' noto come Cicerone odiasse la Sardegna, che bollava come Mala Insula, e nella difesa del governatore corrotto Scauro trasformò il processo in un'accusa ai sardi chiamati Latrones Mastuccatos, ladroni vestiti con la mastrucca, l'indumento di pelle che i pastori sardi hanno usato fino a pochi anni fa. Tigellio però gli rispondeva con le sue liriche e non mancava di deriderlo ad ogni occasione, ottenendo in cambio pessime citazioni da Cicerone in alcune sue lettere, al punto che anche il poeta Orazio lo descrisse come avvezzo ai lussi e alla vita sfarzosa e sfrenata, entrambi dando voce alle maldicenze del tempo secondo le quali la gente era disposta a spendere due sesterzi per sentirlo cantare e tre perché stesse zitto. "

Dopo aver visitato la Villa di Tigellio, torniamo su viale Fra Ignazio che riprendiamo a percorrere verso la collina. Passiamo accanto all''Anfiteatro romano del II secolo d.C. in grado di contenere più di diecimila spettatori, nel quale sono ancora oggi visibili la cavea, la fossa per le belve, i sottopassaggi sotterranei e le imponenti gradinate. Non abbiamo potuto visitarlo dato che erano in corso lavori di allestimento per uno spettacolo teatrale.

Di fronte all'Anfiteatro romano si trova la chiesa di Fra Ignazio. E' una chiesa dei Cappuccini dedicata a Sant'Ignazio da Laconi, più conosciuto in tutta l'isola come Frà Ignazio, assai venerato da un grande numero di fedeli che ogni anno assistono ai riti religiosi che vengono celebrati in questa chiesa in sua commemorazione.
Proseguendo viale Fra Ignazio, arriviamo quindi al viale del Buoncammino (che poi il cammino verso il patibolo fosse buono è tutto da dimostrare...) che ci porta sul Colle del Buoncammino.
Dal belvedere dei bastioni di Santa Croce si ha una vista panoramica dell'intera città verso occidente fino allo stagno di Santa Gilla, mentre quando saremo entrati nel Castello dal bastioni di Porta San Pancrazio la vista panoramica arriverà verso oriente fino allo stagno Molentargius che separa Cagliari da Quartu Sant'Elena. Gli stagni sono una delle caratteristiche che rendono davvero unica Cagliari.

 

 Stampace  Castello  Marina  Villanova  Oltre il centro  Poetto
© Foto e testi di Claudio de Tisi
 

 
 
   
 

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